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TC PADOVA
Dal 1912, una vera storia, fatta di sport e passione
CI VEDIAMO AL TENNIS !
Ci vediamo al tennis! E’ un’espressione abituale per dire ci vediamo al Tennis Club, sinonimo dello sport dei campi in terra rossa a Padova da novant’anni.
Il Circolo fin dalla sua nascita nel 1912 ha mantenuto un certo stile, abbandonando la tentazione di diventare una polisportiva, rimanendo sempre fedele alla iniziale racchetta, fucina di ottimi giocatori per il tennis veneto e nazionale.
Un Circolo che è legato fin dal 1925 alla gloriosa sede di via Goito, un limite ad un possibile ampliamento del club, ma al tempo stesso un vantaggio non indifferente di trovarsi in centro città.
Qui di seguito si è tentato di rimettere insieme la storia del TC di Padova, attingendo in buona parte al lavoro svolto negli anni settanta da Paolo Lion in occasione delle “nozze di diamante” del circolo, nonché raccogliendo materiale, foto, testimonianze varie.
Ma la storia di un circolo come il Tc Padova si intreccia con le vicende e i fatti dell’intera città e, perché no, con lo sviluppo dello Sport del Tennis.
Nasce così un racconto fatto di storia, ma anche di aneddoti, fatti, curiosità per rileggere pagine di sport che sono pagine di vita.
Bianco rosso e azzurro scuro sono i colori sociali, prima la sede al circolo ufficiali, poi quattro campi in via Goito, poi il quinto, infine gli ultimi due e la piscina.
Una crescita che non è stata pari alla raccolta dei documenti ufficiali, di fonti certe a cui attingere notizie. Ci piace perciò iniziare citando quello che già Lion scriveva nel 1972: “Ci scusiamo fin d’ora se qualche socio anziano, leggendo queste pagine troverà magari qualche inesattezza e lo preghiamo vivamente di comunicarci qualsiasi notizia, così come coloro che sono in possesso di documenti e foto d’altri tempi sono pregati di farcele pervenire, al fine di non perdere definitivamente un patrimonio storico che ci onora… Abbiamo avuto l’impressione di ricostruire una leggenda come quando si va in qualche vecchio paese per ricostruire, attraverso le testimonianze dei più canuti, una storia che le famiglie si tramandano di generazione in generazione…”
NASCE IL TENNIS (1912-1943)
La nascita del TC Padova coincide più o meno con la nascita del nostro sport. La prima affiliazione del circolo padovano alla FIT, allora FILT (Federation International Lawn Tennis) risale al 1912. Allora si giocava presso il Circolo Ufficiali, in due campi adiacenti una chiesetta nell’area dell’ex Foro Boario in Prato della Valle. Ma il primo campo ufficiale, ovvero omologato, pare essere stato in via Facciolati.
Il vero fondatore, il vero animatore del Tennis Padova era all’epoca Leone Romanin Jacur, che aveva iniziato con l’aiuto dei vari Beppino Soster, Francesco Santini, Gastone Treves, a divulgare questo nuovo sport in una cerchia abbastanza ristretta, che faceva proseliti nell’aristocrazia patavina, ma cominciava ad interessare anche i giovani universitari.
Il gioco del tennis era stato importato dall’estero, in particolare dall’Inghilterra e dalla Francia: Padova, con Udine e Brescia era stata tra le primissime città italiane a diffonderlo.
Camicia bianca inappuntabile con polsini d’oro alle maniche, pantaloni lunghi dalla piega impeccabile per gli uomini e sottanoni con camicie accollatissime e maniche lunghe per le donne, erano l’abbigliamento di rigore. Le racchette erano decisamente più grandi di quelle attuali e più oblunghe. Le corde erano di spago, e così per poterle tenere ben tese venivano tuffate in un secchio d’acqua ad ogni cambio di campo.
Fino alla prima guerra mondiale le sfide più arroventate (quasi internazionali vista la situazione politica della città) erano con i triestini, forti allora del famoso Truden.
Alla fine della prima guerra allo sparuto gruppetto di fondatori si aggiunsero nuovi proseliti: Giorgio e Carlo Moschini, Lullo Facchinetti, Michelangelo Romanin, Giovanni ed Antonio Soster, Taino Bonacossi, Aurelio Rovelli, Francesco e Giuseppe Ferri, Pino Salce, Carlo Tiso, Valentino Pierobon. E con loro anche le prime tenniste in gonnella: Maria Onesti, Maria Lonigo, Delly Velo.
Sono gli anni nei quali il Presidente Leone Romanin Jacur, animatore e spesso finanziatore del Tennis Club, decide di costruire una sede degna del nome che il TC Padova cominciava ad avere in campo nazionale.
E’ il 1925, e vengono inaugurati i quattro campi in via Goito, che esistono tutt’ora.
Anni di grande fervore agonistico per il nuovo circolo di via Goito che si guadagna i galloni sul campo più volte.
Nel 1933-34 il TC Padova si aggiudica la Coppa Facchinetti con Arturo Romanin, Lamberto Dormal, Danilo Silvestrini, Erasmo Frisacco, Francesco Marchi, Manuel Romanin e Alberto Bertin. Tra le donne sono gli anni nei quali “spopola” Anna Maria Frisacco.
Il circolo resterà praticamente quello del 1925, con poche trasformazioni, fino al 1936, anno della costruzione della attuale palazzina in muratura, in sostituzione della baracca di legno che fungeva da spogliatoio.
E in questa baracca, per otto mesi all’anno, della bella stagione, sorvegliava il circolo un giovane custode di nome Albino Rebeccato.
Romanin resterà indiscusso presidente fino al 4 giugno del 1938, giorno dell’immatura scomparsa. Aveva poco più di cinquant’anni e il terribile “mancino” era ancora un validissimo giocatore sia di singolo che di doppio.
La presidenza andò a Lullo Facchinetti. Poco prima della seconda guerra mondiale faceva la sua apparizione sui campi di via Goito quel Nico Caniato che fu in prima categoria e giocò un incontro in nazionale di Coppa Davis, sicuramente il più forte giocatore che abbia mai avuto il Tennis Club Padova.
Ma si vivono anni tragici, non c’è spazio per il tennis perché incombono la guerra e i bombardamenti. Sotto i bombardamenti del 1943 scomparve tragicamente Lullo Facchinetti e con lui finisce il periodo epico del tennis a Padova.
LA RINASCITA DEL TENNIS (1946 – 1971)
La guerra inflisse lutti alle famiglie e distruzioni al territorio. Così anche il TC Padova praticamente si dissolse: i campi restarono incolti e Francesco Ferri (che sarà Presidente della Federazione Regionale per 32 anni consecutivi) svolge le funzioni di commissario di un club che non c’è più.
Nell’autunno del 1946 si svolge una riunione a casa Ferri nella quale si ricostruisce completamente la società. Presidente viene nominato Iginio Kofler, che aveva sempre giocato per il circolo ufficiali, ma che era ben noto a tutti gli amici del Tennis Club.
Kofler riuscì molto abilmente ad evitare che gli inglesi requisissero i campi, invitandoli ad usufruire gratis delle docce e degli impianti insieme alle loro mogli.
Fu così che pian piano si abbandonò l’abbigliamento classico: comparvero i primi shorts femminili.Una vera attrazione per i signori uomini, una vera sfida per le giovani leve (Bice Peserico, Luciana Borelli, Gianna Gambro) che corsero rapidamente ai ripari presentandosi sempre più eleganti, tanto che il Presidente Kofler diceva spesso di come “il Tennis Club per un po’ divenne una passerella italo-inglese di moda”.
Sono gli anni della ricostruzione ed anche il tennis acquista un suo spazio per il benessere fisico ed il tempo libero.
Sono gli anni in cui a fianco dei collaudati campioni degli anni ’30 comparvero i più giovani Enrico Dal Soglio, Paolo Cavagnis, Gastone Pesavento (semifinalista in una storica Lambertenghi), Mario Costacurta, e ancora Aldo Molon, Titta Fiocco, Enzo e Giorgio Baso, Dino Guarnieri, Mario Austoni, Arrigo Breda e tanti altri.
A metà degli anni cinquanta compare sulla scena tennistica un ragazzino terribile e talentuoso di nome Renato Cortivo, che in poco tempo batte tutti e diviene per un ventennio il numero uno indiscusso del TC Padova.
Intanto si alternano i presidenti: finita l’epoca Kofler nel 1954 gli succede Manuel Romanin. Dal 1957 al 1961 presidente è Alberto Bertin. Un grande conoscitore di tennis e scopritore di talenti. Come quella volta che portò i “marmocchi” del vivaio del Tennis Club Padova al Lido di Venezia a vedere le gloriose Targhe Volpi, torneo internazionale giovanile e alla vista di un giovane australiano in gara sentenziò: ”Questo mancino da grande sarà imbattibile”. E così fu. Per la cronaca il giovane australiano si chiamava Rod Laver.
Per un decennio, fino al 1971 è la volta di Mario Costacurta, quindi fino al 1974 Giorgio De Benedetti.
NASCE UNA GRANDE SCUOLA DEL TENNIS (1972 – 1993)
Lo sport del tennis avvia in questi anni una evoluzione nella tecnica e negli attrezzi del gioco estremamente rapida. Aumentano i praticanti, crescono le competizioni individuali ed a squadre. Compaiono sulla scena le prime racchette metalliche e sui campi di terra rossa, finora regno incontrastato del “bianco lindo” di magliette e gonnelline, timidamente si affacciano le tinte pastello.
Nel 1972 viene eletto presidente del Tennis Club Giorgio De Benedetti.
Lo stesso anno Francesca e Sandra Libondi, Marilisa Cuccia Melloni e Manuela Santinello giungono terze alla prestigiosa Coppa De Bellegarde (seconda categoria femminile). I ragazzini (Benini, Ciralli, Silvestrini, A. Cavagnis e Caterina Santinello) vincono per il secondo anno consecutivo il Criterium regionale allievi.
Sono gli anni in cui crescono e si affermano i “giovani talenti” allevati da Luciano Borghi, un maestro che sicuramente ha lasciato il segno sui campi rossi di via Goito.
Borghi, ex enfant prodige del tennis italiano, scoperto da Giorgio Neri, nazionale a 13 anni, poi vincitore del Bonfiglio, bolognese trapiantato a Padova a fine anni sessanta ha rappresentato per il Tc l’epoca dei grandi successi in campo giovanile nazionale.
Succeduto al Tennis Club nel 1964 al maestro Bonetti, Luciano Borghi si piazza da mattina a sera sul quinto campo (poi dedicato ad Alberto Bertin), ed imposta una vera scuola di tennis. Allora il circolo finiva lì, al campo cinque, con il muro a fare da fondale. Quel “muro” che Borghi invitava a prendere a pallate faticosamente, per ottenere un buon allenamento. All’epoca dell’arrivo di Borghi di giovani non ce n’erano: Gigi Salce è un talento naturale esploso per conto suo, Domenico Rizzo è un autodidatta, le ragazze che hanno vinto nella De Bellegarde (Rizzato, Dal Soglio, Cuccia e Mattioli) sono allenate dai fratelli o dai fidanzati.
Ma Borghi è un professionista, conosce il proprio mestiere ed ha tanto entusiasmo per il tennis. Sempre impegnato al massimo, tanto con il quarantenne in cerca di calare la pancetta, che con la signora del mattino, Borghi in tre o quattro anni allestisce una vera generazione di giovani talenti: prima Francesco Cavazzana e Manuela Santinello, poi Fabrizio Ciralli, e ancora Andrea e Giacomo Cavagnis, Beppe Silvestrini, fino ai più giovani Gianni ed Alberto Potti.
Ma il suo capolavoro è del 1971 con la vittoria di Stefano Benini e il secondo posto di Caterina Santinello nella Coppa Porro Lambertenghi.
Borghi resterà al Tc Padova fino al 1973, dopo nove anni di militanza, per emigrare dai cugini della Canottieri.
Nel 1973 le due squadre di seconda categoria maschile e femminile raggiungono entrambe i quarti di finale nazionali. Torna così il tifo calcistico attorno ai campi in terra rossa di via Goito. La squadra di Coppa Croce quell’anno era composta da Cortivo, Meneghini, Biffi, Polon, Merlo, Valduga e Rizzo. Quella di De Bellegarde, la stessa dell’anno precedente con l’aggiunta di Enny Rizzato. Frattanto il tradizionale torneo di seconda categoria vede vincitore Consolini su Piuk, i due più forti “seconda” del momento.
Lo stesso anno Cece Janna e Carlo Cetera trascinano al successo la squadra di Coppa Dolcetta (regionale fino a secondo gruppo). Tra i veterani titolo veneto in “Coppa Valeria” per Arcarisi, Marchetti, Minozzi, Guarnieri e Giancola.
Nel 1974 bis nella Coppa Dolcetta e una finale nazionale di Facchinetti (Terza categoria maschile) sfiorata nella sfortunata trasferta di Palermo.
Nel 1975 il Tc vince la Coppa Veneto indoor (una Facchinetti regionale), ma è soprattutto l’anno in cui va alla guida del circolo Franco Tagliapietra, e con lui si avvia la fase di ristrutturazione della sede sociale.
Via il pergolato ed i tavoli da ping pong in cemento. Via i sassi e l’accesso delle auto da via Goito. Due campi nuovi, piscina, nuovi spogliatoi, sauna, sala da pranzo e da gioco.
Via la vecchia sede sociale, via anche Albino Rebeccato, per un’eternità “uomo dei campi del Tennis Club”, ma in realtà molto di più, vero deus ex machina del Circolo. Con lui erano cresciute generazioni di tennisti in erba ed ora si meritava la pensione. Essere in familiariatà con lui, e magari potergli dare del tu, era un privilegio riservato solo a coloro che erano soci da molti anni. In compenso avere il “Lei” da Albino era decisamente fuori dalla norma… Credo non abbia praticamente mai giocato a tennis (nonostante avesse un figlio istruttore) ma la sua esperienza di campi in terra rossa ne faceva un esigente critico del gioco e un perfetto conoscitore dei segreti dell’arte della manutenzione dei campi. Molti ricordano la maestria con cui bucherellava i campi per far più rapidamente defluire l’acqua dopo un’abbondante pioggia. Fece epoca quella volta che dette fuoco con la benzina ad un campo di gioco per poterlo far asciugare velocemente per poter disputare un incontro a squadre improcrastinabile. Ovviamente al tempo le righe del campo non erano in plastica ma in piombo.
Il 1976 è dunque l’anno dell’addio al Tc da parte di una delle figure più significative della storia del circolo, quell’Albino Ribeccato che abbiamo trovato all’inizio di questa nostra storia, per otto mesi all’anno a custodire il circolo nella baracca di legno.
Quanti ragazzini sono cresciuti sotto l’occhio benevolo di Albino e della signora Genoveffa. In mezzo al tennis ha trascorso una vita e nel Tennis Club ne ha passato la maggior parte. Per molto tempo Albino ha poi continuato la domenica mattina a venire al Tennis in via Goito per vedere come andavano le squadre impegnate quel giorno, da buon tifoso, finanche fazioso, ma certamente sempre compassato.
La nuova sede viene inaugurata nel 1976, anno in cui il tradizionale torneo di seconda categoria, causa lavori, viene ospitato dai campi dei cugini del Couvertennis, per non interrompere la tradizione.
Ma il 1976 viene ricordato anche come l’anno della Facchinetti che giunge seconda in Italia dietro ai lombardi del Giussano, in una epica finale durata ben quattro giorni, perduta dai padovani sul filo di lana dello spareggio finale dell’ultimo giorno. Lo squadrone nato da una alleanza tra padovani, veneziani e pordenonensi era composto da Paolo Merlo, Nuccio Giancola, Carlo Piubello, Ruggero Sonnino, Giovanni Granzotto, Sandro Lazzari, Fabrizio Ciralli, Vittorio Bortolon, Ugo Baccaglini.
Dopo alterne vicende alla guida tecnica del circolo (Maurizio Menegazzi) un altro periodo luminoso è quello legato all’avvento nel circolo (nel 1976) di un biondo, capelli lunghi, prima categoria, bergamasco, Gigi Signorini. Un vero cavallo pazzo del tennis, talentuoso, ed abituato al tennis di vertice. Coadiuvato da Ida Montanari e Mariella De Gasperi, tra la fine anni settanta e primi anni ottanta, Signorini alleva una seconda “nidiata” di ragazzi terribili: Roberto Carminati, Michele Scapolo, Diego Mandarà, Riccardo e Federico Lago, fino a Pippo Fornaro, avviato da Signorini, ma cresciuto poi alla scuola dell’americano Dale Ogden.
Sull’onda del rilancio avviato, nel 1977 viene disputato nell’impianto di via Goito un torneo internazionale di prima categoria, che riporta così il grande tennis internazionale a Padova. Vince l’argentino Carlos Lando che batte in finale l’americano, beniamino del pubblico padovano, Dale Ogden.
Il 1977 è anche l’anno della storica finale a quattro di Arezzo per la Coppa Italia, la gara più popolare del tennis italiano, con un migliaio di squadre al via in tutta Italia. Il Tennis Club finisce terzo dietro al vincitore Gianicolo di Roma. In campo a difendere i colori sociali Morassutti, Janna, Cetera, Franco Accordi, Luciani e Martina.
Nel 1978 è ancora grande tennis, con la disputa sui campi di via Goito del Master del circuito Lotto Spalding, vinto dal davis-man azzurro Tonino Zugarelli. La squadra di Coppa Italia non va oltre un onorevole titolo regionale. Presidente del circolo di via Goito diviene a fine 1978 Mario Minozzi.
Nel 1979 il Tc Padova si aggiudica la prima edizione dei Campionati Provinciali ed ospita il “Master Enrico Tagliapietre”, gara nazionale under 18 di gran livello, vinta nei primi tre anni da Marco Bellini, sicuramente il miglior tennista padovano di questo decennio.
Vale la pena ricordare come nel settembre dello stesso 1979 la città di Padova ospita alla Canottieri i Campionati Italiani assoluti, vinti per la cronaca da Gianni Ocleppo, segno di una stagione estremamente intensa e di soddisfazioni per il tennis patavino.
Nel 1980 il Tc torna ad organizzare sui propri campi un torneo di terza categoria, che mancava ormai dal 1975. E’ l’anno del ritorno alla vittoria in campo giovanile, under 12, con Roberto Carminati a trascinare Riccardo Lago, Michele Scapolo, Micaela Beccherucci ed Emanuela Brianti.
E’ l’anno in cui Roberto Carminati, detto “briciola” riporta al TC il titolo regionale individuale assente dai tempi dei vari Benini e Santinello. Parallelamente arriva anche un altro titolo regionale con Manuela Santinello e Laura Beccherucci che vincono la Coppa Italia femminile. Infine Ida Montanari, Mariella De Gasperi (neo-mamma) e Francesca Costacurta vincono la serie B regionale per il secondo anno consecutivo.
Il 1981 è l’anno dello scudetto con la Coppa Italia maschile, inseguito da diversi anni. Dietro al Tc Padova, nell’ordine, il Tc Modena, il Tc Ferrara e l’altra squadra padovana del Boomerang. Componevano la squadra campione d’Italia trionfatrice sui campi del TC Siena Fabrizio Ciralli, Sandro Martina, Renato Cortivo, Vittorio Bortolon, Paolo Merlo, Domenico Rizzo, Carlo Cetera, capitano Paolo Lion.
Nel 1982 diviene presidente Domenico Rizzo, ed è l’anno dello scudetto femminile con la Coppa Italia: Caterina e Manuela Santinello artefici insieme a Laura Beccherucci dello storico successo. Nel 1982 il “Master Tagliapietre” viene vinto dallo scaligero Massimo Zampieri.
Il 1983 vede il successo nel Tagliapietra di Massimiliano Botta. Nel 1984 titolo regionale per la forte under 16 maschile. Vittoria per Paolo Bardessa nel Master giovanile Tagliapietra.
Nel 1986 viene rieletto presidente Franco Tagliapietra, che vi resterà fino al 1987, ultimo in cui si è disputato il master giovanile dedicato al figlio Enrico prematuramente e tragicamente scomparso.
Nel 1988 si volta pagina con la presidenza di Sandro Martina, dedita soprattutto ad un rilancio di immagine ed al risanamento economico del circolo.
Gli succede Gigi Cantarutti nel 1990. Si ha in questi anni l’avvio della collaborazione con l’Associazione Italiana Ricerca sul Cancro che a partire dal 1990 sceglie ogni anno il Tc come sede patavina del proprio circuito dedicato al tennis, con finalità benefiche.
In campo tecnico, dopo l’era Signorini, sono gli anni dell’arrivo di Maurizio Pavia. Pavia proseguirà il lavoro avviato da Maurizio Panatta con Ida Montanari e Mariella De Gasperi. Poco prima di Pavia avevano anche insegnato al Tenni Club Viero, Solato e De Agnoi.
Maurizio Pavia, è paragonabile per serietà e dedizione al Borghi migliore, certo con vent’anni di meno! Tecnico di livello nazionale, Pavia riparte quasi da zero, con a fianco l’esperienza di Mariella De Gasperi, e Bruno Colombani. Ennio Boschini, il preparatore di Riccardo Patrese, segue la parte atletica. La scuola Addestramento torna a crescere di anno in anno, e qualche giovane giocatore del Tc torna ad imporsi in competizioni importanti.
Tra il 1991 ed il 1992 nell’invernale Coppa BMW il Tc ottiene tre promozioni alla serie superiore, segno di una continuità di rendimento non indifferente. Il 1992 è l’anno dell’ottantesima candelina per il circolo di via Goito che festeggia con la disputa del tradizionale torneo A.I.R.C.
Nel 1992 torna alla ribalta la Coppa Italia maschile a suscitare nuovi entusiasmi con l’inaspettato secondo posto regionale dietro al Tc Treviso e successiva eliminazione al secondo turno nazionale nella calda trasferta di Siena. In squadra Martini, Giancola, Ciralli, Alberto e Gianni Potti, Galante.
Nel 1993 le maggiori soddisfazioni vengono ancora una volta dalla Coppa Italia. Il Tc è il primo circolo in assoluto che riesce a qualificare ben due proprie squadre tra le prime quattro del Veneto, e di conseguenza alla fase nazionale. I protagonisti di questo successo sono stati: Ciotti, Ciralli, Galante, Giancola, Martini, Mutto, Alberto e Gianni Potti, Righetto, Turri. La squadra B è poi uscita al primo turno nazionale contro il team Bertini Milano, mentre la squadra A è uscita di scena due turni più avanti a Roma contro l’EUR.
Il 1993 è però anche l’anno di un nuovo cambio alla guida del circolo con Giorgio Borsetto e un consiglio direttivo quasi interamente rinnovato. La nuova dirigenza apre le porte ai giovani e soprattutto ad una rinnovata attività agonistica di base e di vertice.
Cambiamento per cambiamento la nuova era del Tennis Club coincide con l’inizio di una nuova epoca dello sport padovano, quella della dismissione del vicino Stadio Appiani.
Il vecchio mitico stadio Silvio Appiani ha fatto compagnia per mezzo secolo alle domeniche dei frequentatori del Tc, con i boati della folla che giungevano alle orecchie dei tennisti, informati in diretta delle vicende belle o brutte del vecchio Padova. L’Appiani ora smobilita e il calcio viene ospitato nella nuova arena dello Stadio Euganeo; rugby e pallavolo con le loro prime squadre già erano emigrate da qualche anno in altri campi.
La città cambia, muta volto urbanistico e a pensarci bene finisce l’epoca degli impianti sportivi che erano nati attorno a Prato della Valle, la grande piazza dei Ludi Patavini.
Tutti questi impianti sportivi nati all’inizio del ‘900 ora non ci sono più.
Di tutto questo oggi, nel centro città, resta solo il vecchio Tennis Club di via Goito.
Niente più partite in diretta la domenica per i frequentatori del Tennis Club… ma un circolo che sa rinnovarsi ed aprirsi ai giovani.
TEMPI MODERNI (1993-2002)
All’inizio degli anni novanta il tennis ormai è fenomeno popolare: nella sola Provincia di Padova ci sono 52 circoli affiliati con 4000 tesserati.
La Presidenza di Giorgio Borsetto segna un periodo di grande rilancio agonistico del Tc Padova che ritornerà a disputare la A1 nel 2000, ma soprattutto segna l’affermazione di una nuova organizzazione tecnica del circolo grazie ad un team di Maestri guidati da Mauro Meneghini, Enrico Bettini ed Andrea Mantegazza. Con loro Paolo Bardessa, Arnaldo Oboe, Andrea Spolaore. Un vero Team che fa crescere la Scuola Addestramento e vincere su tutti i fronti giovanili le squadre del Tc, come mai era avvenuto.
Il gruppo dei maestri, denominato As98, ha iniziato ad operare al Tennis Club dal ’98, anche se Enrico Bettini era già arrivato da prima. I frutti si sono visti da subito con ben otto titoli regionali conquistati nel ’99. Matteo Viola, Erik Garbin, Davide Potti sono terzi in Italia nell’under 12 a squadre.
Nel 2001 Matteo Viola, sempre seguito da Andrea Mantegazza, entra stabilmente in nazionale under 14 (sempre vincente in Coppa del Sol la Davis giovanile), con ottimi risultati in diversi tornei europei. Nello stesso 2001 vengono vinti quattro titoli regionali, con Carlo Musiani under 12, con Cesare Gallo under 14, terza categoria con Simone Gelli e la squadra over 50 con Miotto, Fornasiero e Giancola. Viola, Zani e Gallo giungono terzi sul filo di lana nella finale nazionale dell’under 14 a squadre. Ma il 2001 è anche l’anno del ritorno del grande tennis con l’Open di Aprile da 7000 dollari: in campo otto giocatori di classifica 2.1, l’ex davis man Paolo Cane’, ma alla fine vince Manuel Jorquera. Massiccia la partecipazione di pubblico, tanto è vero che il torneo Open è stato ripetuto con egual successo nel 2002 con la vittoria del romano Andrea Cobolli.
Dall’arrivo del nuovo team di maestri sono stati vinti fino ad oggi ben 34 campionati regionali a squadre e individuali. Attualmente allenano sei atleti di interesse nazionale. E’ sicuramente la Scuola tennis numero 1 nel Veneto e tra le prime 5 d’Italia per numero di allievi e per risultati negli ultimi tre anni. Un dato significativo: dal ‘98 ad oggi l’incremento delle iscrizioni alla Scuola Tennis è costante sulla base del 15-20% annuo (ora sono circa 200) ed è proporzionale a quello delle squadre iscritte (nel 2002 sono scese in campo 30 formazioni, 20 delle quali Under 16,14 e 12). E da qualche anno sono anche iniziati dei riuscitissimi stage estivi (prima Tonezza, poi Valdaora, quest’anno Sestola e Fai della Paganella) che permettono di cementare ancor piu’ lo spirito di squadra tra tecnici ed allievi.
I PRESIDENTI DEL CLUB
Leone Romanin Jacur 1912 - 1938
Lullo Facchinetti 1938 - 1943
Francesco Ferri 1943 - 1946
Igino Kofler 1946 - 1954
Manuel Romanin 1954 - 1957
Alberto Bertin 1957 - 1961
Mario Costacurta 1962 - 1971
Giorgio De Benedetti 1972 - 1974
Franco Tagliapietra 1974 – 1978
Mario Minozzi 1978 - 1982
Domenico Rizzo 1982 - 1986
Franco Tagliapietre 1986 - 1987
Sandro Martina 1988 - 1990
Luigi Cantarutti 1990 - 1993
Giorgio Borsetto 1993 -
CONSIGLIO DIRETTIVO 2002-2003
Presidente Giorgio Borsetto
Vice Presidente Gianni Potti
Sandro Martina
Consiglieri Manuel Gasparin
Mario Papetti
I MAESTRI 2002 del TC PADOVA
Enrico Bettini
Andrea Mantegazza
Arnaldo Oboe
Andrea Spolaore
Paolo Badessa
Giuseppe Pupa
Gianfranco Griso
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